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Curiosita sacrali
Quando si entra nella città attraverso la Porta Pile (la porta occidentale della città), immediatamente all’inizio dello Stradun, a sua parte sinistra, si trovano la chiesa di San Salvatore ed il complesso del Convento dei Francescani. Nella brevissima distanza, a sud della Grande fontana di Onofrio, adiacente alle mura cittadine, è collocato il complesso del Convento di Santa Chiara.

LA CHIESA DI SAN SALVATORE si è conservata nel suo aspetto originale e come tale, nonostante alcuni elementi gotici, è uno degli esempi più belli di armonico stile rinascimentale raguseo. Questa chiesa votiva fu eretta per decisione del Senato del 1520 dopo un minore ma spaventevole terremoto, di cui testimonia anche la plastica iscrizione impressionante sulla facciata principale. La chiesa è stata costruita dal 1520 al 1528 ed il suo mastro è stato Petar Andrijić della nota famiglia di scapellini dall’isola di Korčula. L’interno della chiesa adorna il dipinto l’Assunzione di Cristo di Pier Antonio Palmerini da Urbino, pittore italiano che nella prima metà del secolo XVI lavorava a Dubrovnik.

IL CONVENTO DEI FRANCESCANI, eretto nel secolo XIV, ricostruito e fabbricato durante i secoli XV e XVI, fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1667. In questo terribile terremoto è stata completamente distrutta anche la grande chiesa francescana, costruita in stile romanico-gotico. La chiesa è stata rinnovata in stile barocco e del suo aspetto originale si è conservato solo il portale meridionale di epoca gotica tarda, opera degli scultori ragusei, fratelli Leonard e Petar Petrović del 1499. Il chiostro del Convento dei Francescani è uno dei più bei chiostri ragusei. È stato costruito all’inizio del secolo XIV in stile romanico tardo ed il suo primo costruttore e scalpellino fu Mihoje Brajkov di Bar. Sul lato orientale del chiostro, nella sala capitolare d’una volta, è collocato il Museo dei Francescani che accoglie preziosi reliquiari, dipinti, sculture ed oggetti sacri di epoca gotica, rinascimentale e barocca appartenuti all’antico convento. Particolari sono la collezione di gioelli ex voto e la raccolta dei resti – vasi, strumenti, manoscritti e manuali di ricette per produzione dei farmaci – della famosa farmacia conventuale, una delle prime farmacie europee, esistita già nel 1317. Il Convento dei Francescani vanta una delle più ricche e pregevoli biblioteche conventuali nel cui fondo ci sono più di 60.000 libri, tra i quali 209 incunaboli e una ventina di codici illuminati. È particolarmente importante la collezione di circa 2.000 manoscritti. Il Convento possiede un notevole archivio musicale con circa 10.000 carte musicali.

IL CONVENTO DI SANTA CHIARA, il più grande ed il più importante di tutti i conventi femminili dell’antica Dubrovnik, è stato fondato nel 1290 e dall’inizo è stato destinato esclusivamente alle figlie dei nobili. Distrutto nel terremoto del 1667, il convento è stato ben presto rinnovato. Dopo l’occupazione di Dubrovnik, le autorità francesi nel 1806, come anche molti altri conventi femminili, hanno soppresso questo convento, trasformandolo in deposito per le munizioni e più tardi in scuderia. Alla fine degli anni cinquanta del XX secolo, il convento è stato ricostruito nella sua forma originaria. È interessante l’ex chiostro con la spaziosa piazzetta centrale ed il portico con gli archi. Nel centro del cortile si trova la vera da pozzo, l’opera scultoria rinascimentale di valore con le reminiscenze spiccatamente romaniche.

LA CHIESA DI SAN BIAGIO, dedicata al patrono della città, si trova all’ampliamento orientale dello Stradun, sulla piazza centrale cittadina, denominata Luža. È stata costruita dal 1707 al 1715 in stile barocco veneziano ed il suo costruttore è stato, per richiesta del governo raguseo, l’architetto e scultore veneziano Marino Gropelli. La chiesa è stata costruita sul luogo dell’antica chiesa romanica dedicata allo stesso santo, la quale, anche se risparmiata dal grande terremoto del 1667, è stata completamente distrutta dall’incendio nel 1706. Sull’altare maggiore della chiesa odierna si trova la preziosa statua gotica in argento dorato, l’unica tra numerose sculture in oro ed argento e gli arredi della chiesa, che si sia salvata dall’incendio. Sul modello della città che il santo tiene nella mano sono ben visibili gli edifici più tardi distrutti dal terremoto; perciò questa opera della scuola d’oreficeria ragusea del XV secolo, altre al valore artistico, ha pure un valore storico.

LA CATTEDRALE DI DUBROVNIK, dedicata all’Assunzione della Vergine, nella sua forma attuale e in stile barocco romano è stata costruita conforme al progetto di Andrea Buffalini da Urbino. È stata costruita tra il 1671 ed il 1713, quando il costruttore raguseo Ilija Katičić l’ha condotta a termine. L’odierna Cattedrale è stata costruita sulle fondamenta dell’antica cattedrale romanica risalente al XII secolo, distrutta dal terremoto eversivo del 1667. Durante le ricerche archeologiche fatte nel 1981, nello stratto più basso, sotto la cattedrale romanica, sono stati scoperti i resti di una chiesa sconosciuta, la basilica bizantina, datata nel VII secolo. L’interno della Cattedrale adornano alcuni altari tardo barocchi tra cui spiccano l’altare di San Giovanni Nepomuk, costruito in marmo viola in stile barocco austriaco e l’altare dedicato a San Bernardo con l’intarsio prezioso multicolore e con la pala dell’altare, considerata l’opera migliore del pittore raguseo barocco Petar Matejević. Il grande polittico dell’Assunta sull’altare maggiore è l’opera del famoso Tiziano e dei suoi discepoli. Il Tesoro della Cattedrale, prima del terremoto uno dei più ricchi d’Europa, ancor oggi custodisce un numero considerevole di reliquiari e di arredi sacri provenienti dal XIII fino al XVIII secolo, fra cui ci sono numerosi lavori di celebri orefici ragusei. Tra gli oggetti di maggior valore sono il reliquiario con una parte del cranio di San Biagio in forma di corona bizantina con medaglioni in smalto del secolo XII ed il reliquiario della mano dello stesso santo del secolo XIII. Nel tesoro è custodito un numero considerevole di dipinti di valore tra i quali l’icona romanico-bizantina della Madonna con il Bambino del secolo XIII, il trittico l’ Omaggio dei Re della seconda metà del secolo XVI che serviva dall’altare portatile agli ambasciatori della Repubblica nei loro viaggi per Costantinopoli; le due composizioni grandi con le apoteosi della Fede e del Martirio sono l’opera del pittore raguseo Petar Matejević. Una volta l’accesso al tesoro era possibile soltanto se venivano usate nello stesso tempo tre chiavi delle quali l’una veniva custodita dall’arcivescovo di Dubrovnik, l’altra dal rettore della Cattedrale e la terza dal segretario della Repubblica.

LA CHIESA DI SANT’IGNAZIO E IL COLLEGIUM RAGUSINUM, celebre istituzione universitaria ragusea, si trovano sulla Piazza di Ruđer Bošković fino alla quale, dalla Piazza Gundulić, porta una monumentale scalinata barocca progettata ed eseguita dall’architetto romano Pietro Passalacqua. La chiesa di Sant’Ignazio in stile barocco è stata portata a termine nel 1275 su disegno del celebre architetto e pittore gesuita Andrea Pozzo. La parte più importante del suo interno sono i dipinti murali che rappresentano scene della vita di Sant’Ignazio, eseguiti dal 1735 al 1738 dal pittore siciliano di origine spagnola Gaetano Garcia.

IL CONVENTO DEI DOMENICANI, situato nella parte nord-orientale della città, sulla via in direzione del soborgo di Ploče, una volta aveva importante funzione strategica di difesa. Perciò, anche se originariamente era stato costruito fuori della cinta delle mura, già nel secolo XIV entrò a far parte delle mura cittadine, formando con esse un insieme unico. Questi lavori furono allo stesso tempo l’ultimo allargamento del nucleo antico cittadino. Aggiunto più volte, il convento ebbe il suo ultimo aspetto nel XV e XVI secolo e nel 1667 fu gravemente danneggiato dal terremoto. La parte più bella del convento è il chiostro con venti trifore in stile gotico-rinascimentale, costruito dal 1456 al 1483 dai costruttori ragusei in base ai progetti del mastro fiorentino Massa di Bartolomeo. La chiesa conventuale dedicata a San Domenico è una costruzione semplice sulla facciata meridionale della quale spicca il portale con un rilievo di San Domenico nella luneta e con la statua di Cristo Redentore sopra cornice gotica del 1420, probabile opera di Bonino da Milano. Nell’interno della chiesa si notino grande Crocifisso con simboli degli evangelisti, preziosa opera del pittore veneziano Paolo Veneziano del secolo XIV, pala raffigurante un Miracolo di San Domenico di Vlaho Bukovac del 1912, pulpito con le figure in rilievo dei santi dell’Ordine dei Domenicani e i due sarcofaghi gotici dal fine del XIV secolo. Tra le opere esposte nel Museo dei Domenicani, particolare attenzione meritano le opere pittoriche di Nikola Božidarević, Mihajlo Hamzić e Lovro Dobričević, rappresentanti della cosiddetta “scuola di pittura ragusea”. Vi ci sono anche le tele del fiorentino Santi di Tito la Discesa dello Spirito Santo (1575) e di Tiziano San Biagio e Santa Maria Maddalena con Tobia, l’arcangelo Raffaele ed il donatore (verso il 1550), l’icona Vergine col Bambino del maestro italo-cretese Donato Bizamano ed il dipinto Madonna con San Biagio e San Francesco (verso il 1658) con la raffigurazione di Dubrovnik prima del grande terremoto del 1667. Nel museo sono custoditi molti ogetti dell’arte orafa che servivano nei servizi religiosi o sono stati doni ex voto dei fedeli. Prevalentemente questi sono i calici, le navicelle per incenso, gli ostensori, le collane, gli anelli, gli orrecchini ecc. Tra gli oggetti sacri dell’arte orafa un posto speciale spetta ai reliquiari. Tra i religuiari di alto valore si notino il reliquiario della testa di Santo Stefano, il primo re ungharese del XVII secolo ed il reliquiario del dito di San Domenico del XV secolo. L’attenzione attira anche la croce del re serbo Stefan Uroš II Milutin, con un pezzo di santa croce e quattro iscrizioni in alfabeto cirilico, regalato ai domenicani dopo la caduta della Serbia sotto il dominio dei Turchi. Il museo annovera una parte del ricco fondo della biblioteca conventuale che possiede ben 239 incunaboli, una serie delle pubblicazioni vecchie di gran valore, più di 100 manoscritti medievali (a partire dall’XI secolo), molti dei quali sono riccamente illustrati da stupende miniature e lettere iniziali.